École du Ciel – recensione

EdC
École du Ciel (Kadokawa 2004, in prosecuzione) si ama o si odia, senza vie di mezzo. Non potrebbe essere altrimenti, trattandosi del primo fumetto gundamico ambientato nello Universal Century ad impiegare le forme ed i topoi dello shojo. Ovverosia, del fumetto per ragazze. Missione riuscita? Scendiamo nel dettaglio.

“Dovevi diventare un cigno, perché sei rimasta un brutto anatroccolo?”

Universal Century (Calendario Universale, per chi avesse scoperto Gundam nel nuovo doppiaggio Mediaset) 0085. La disastrosa Guerra di Indipendenza di Zeon, argomento di Kidou Senshi Gundam (o Gundam 0079), è ormai un ricordo, anche se non sopito e nemmeno remoto. Mentre le città devastate risorgono dalle macerie dell’ultimo conflitto, l’Esercito della Federazione Terrestre (Earth Federation Army, EFA) EDCgià si prepara per quello che verrà, facendo proprie le regole della guerra imposte dal Principato di Zeon durante l’ultimo conflitto. Allo scopo di rimpolpare le fila dei propri ufficiali, decimati durante la guerra e per sviluppare un’élite di piloti per i MS, la Federazione ha istituito una specifica accademia militare, eretta fra le foreste del Canada francofono, in prossimità di Montreal: l’École du Ciel. Il corpo insegnante è rappresentato dai migliori piloti sopravvissuti alla Guerra, fra i quali spicca l’istruttore Yahagi, un ex-asso delle forze d’assalto di Zeon, e forzatamente arruolato dall’esercito federale al termine della guerra. Solo una parte dei docenti (il fosco Colonnello Tours, per esempio) è messo al corrente del vero scopo della scuola – nonché delle enormi pressioni che l’Alto Consiglio federale esercita per vedere risultati concreti in tale direzione: ovverosia scoprire ed esplorare le potenzialità dei newtype, il cui spaventoso potenziale bellico è stato dimostrato dalla guerra appena conclusa.
Il corpo studenti è quantomai variegato, comprendendo ventenni reduci della Marina – come Shin Barnack; orfani di guerra che cercano il riscatto tramite l’esercito (es. Emilu Voigtlander) e rampolli di importanti famiglie terrestri (es. Erisia Nocton). E poi… e poi c’è; lei: Asuna Elmarit, adolescente nativa di Side 3. Ovvero, di ciò che resta del Principato di Zeon. Una spacenoid (ovvero, una nativa dello spazio) fra cadetti nati, per la maggior parte, sulla Terra. Ma, soprattutto, una figlia di Zeon fra ragazzi che hanno visto la propria infanzia spezzata in due dalla guerra – un conflitto che non ha risparmiato nessuno, cancellato famiglie e gravemente segnato quelle scampate. Mutatis mutandis, immaginatevi un cadetto di West Point di origine irachena od afgana e di nome Saddam Hussein od Osama bin-Laden. Insomma: il più classico pesce fuor d’acqua.


Non è comunque un caso che una zeoniana faccia parte della più elitaria accademia militare terrestre, e nemmeno una ragione di politica. Asuna oltre ad essere la figlia del professor Elmarit, uno dei massimi esponenti del progetto newtype di Zeon durante la OYW, parto della sua mente piuttosto che del suo seme (e chi vuol intendere intenda…), è il prodotto di un programma di eugenetica, mirato a produrre newtype potentissimi, da usare con finalità belliche.
Insomma, la Federazione – quantomeno, nelle sue frange più estremiste, ha un piano ben preciso per questa ragazza che, persa fra i suoi sentimenti e la rapida scoperta dell’adolescenza, non pensa affatto di poter diventare un’arma da guerra. Almeno all’inizio… Almeno finché il destino, ed i nostri Autori, le concedono requie.


In effetti, con una scelta spiazzante, Mikimoto decide di costruire la prima parte di EdC sui registri di una storia d’amore, piuttosto che d’avventura, di sentimenti e di racconti scolastici. Uno shojo nudo e crudo, insomma, in cui “incidentalmente” si parla di mobile suit, ed il cui scenario è rappresentato da un mondo fantascientifico piuttosto che dal classico universo scolastico di Tokyo o dintorni.


Ho parlato di prima parte: al momento in cui scrivo (Novembre 2007), il racconto è decisamente spezzato in due, con una prima parte di cui è detto ed il cui plot narrativo può essere riassunto in cinque linee fondamentali

1. la storia di Asuna, e della sua crescita come persona, e come pilota;
2. l’amore di Asuna per Shin, e la maturazione del loro rapporto;
3. il passato dei protagonisti, ed il suo continuo, improvviso emergere – incarnato, nel caso di Asuna, dal fosco personaggio di Akira;
4. il lento sorgere di un legame padre-figlia (e non solo metaforico, perdonate l’anticipazione) fra Yahagi ed Asuna;
5. le mire della Federazione, al cui interno cominciano a serpeggiare le forze oscure dei Titani.



Questa prima fase, decisamente originale, viene interrotta improvvisamente da una serie di eventi drammatici che possiamo così riassumere. Insoddisfatti dalla resa del programma newtype condotto nella EdC, i vertici federali organizzano un incidente nel quale i cadetti, impegnati in manovre di addestramento in un campo di asteroidi prossimo a Side 3, saranno messi a durissima prova. Il loro scopo è mettere i “pischelli” di fronte ad una condizione di crisi che porti a più facile emersione eventuali potenzialità newtype. Durante tale episodio, tuttavia, qualcosa – anzi: parecchio – va storto, complice Akira. Molti, fra piloti e cadetti rimangono feriti, od uccisi. Fra questi, Shin. Asuna, cui l’improvviso emergere di poteri newtype degni del migliore Shiroi Akuma (demone bianco, il soprannome di Amuro Rey), non ha permesso di salvare i compagni e l’amato, si sente unica responsabile: il suo dolore la porta a compiere un gesto estremo. Disertare.


Recuperata da un gruppo di pirati spaziali, sbandati ex-zeoniani capitanati dalla complessa Marie – gruppo di cui lo stesso Akira fa parte, Asuna cerca lentamente di ricostruire la propria vita e di crearsi propria identità, faticando ad inserendosi in un nuovo ambiente, al quale è completamente estranea. Ancora una volta, però, gli smoking men di turno la pensano diversamente: in questo caso, oltre all’EFA, la Anaheim Electronics, il grande Konzern massimo produttore di MS nel mondo di Gundam, entrata “casualmente” (beh, fino lì) in possesso di un RX-178 nuovo fiammante, tutto da testare nel prospetto di una nuova serie di Gundam: il progetto Zeta..


“… Tantaene animis caelestibus irae?” disse il massimo poeta latino: possibile che così grande sia l’ira dei celesti nei confronti di noi, poveri e sciocchi mortali, costretti a vagare da una sofferenza all’altra, schiavi del nostro dolore? Permettete al vostro cronista di condividere tale sfogo, anche e non solo per la pauperrima Asuna.

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